Strane Storie

Un paese vive delle grandi vicende della Storia ma anche delle piccole storie della vita quotidiana dei suoi abitanti. E infine anche dei casi in cui le due cose si mescolano.

LA BATTAGLIA - Ospitaletto ha avuto per secoli una posizione defilata rispetto alle grandi vie di comunicazione, e i principali avvenimenti storici si limitarono a sfiorarla. Nel 1701 nel corso della Guerra di successione spagnola le truppe dell’imperatore austriaco guidate da Eugenio di Savoia si accamparono tra Chiari e Urago d’Oglio, e il 1° settembre scatenò una violentissima battaglia contro i franco-spagnoli. Questi ultimi vennero sconfitti e si sfogarono per due mesi con saccheggi e uccisioni in tutti paesi vicini. Secondo la tradizione le vittime di uno scontro nei presso del convento dei frati di San Bernardino vennero buttati nella seriola, e la corrente portò i cadaveri fino a Ospitaletto, dove vennero raccolti e seppelliti vicino alla cappella dei Morti del Tabài. La cappella divenne importante per la vita della comunità, tanto che fu al centro di un’usanza, una processione serale in cui i partecipanti portavano in mano un lumino acceso ricavato da un guscio di chiocciola pieno d’olio.

LA RIVALITA’ - Tra il Cinque e il Seicento c’era una fiera rivalità tra i giovani di Ospitaletto e quelli di Travagliato. Un documento del 1600 ricorda che “i popoli dei due paesi si guardavano con occhio truce e spesso funestavano con umano sangue la via che divide i due borghi”. In particolare nel corso della Settimana santa c’era l’usanza che i giovani portassero a lucidare le catene dei focolari che servivano a tenere i paioli sul fuoco trascinandoli per una strada ghiaiosa. I gruppi dei due paesi si incontravano sempre a metà strada e ne nascevano violente sassaiole. Per porre fine a questa situazione venne chiamato un frate cappuccino, il padre guardiano del convento di San Paolo di Cologne, che incontrò a più riprese le persone più in vista dei due paesi. Alla fine ordinò una “solennissima processione” alla quale parteciparono i due popoli, che alla fine sfilarono insieme, si abbracciarono e si diedero il bacio della pace.

IL PREPOTENTE - Nel 1826 il primo deputato dell’amministrazione comunale signor Conte si dimise. Quale dei due commissari mettere al suo posto, si scrisse a Brescia? Il commissario del paese spiegò al vicedelegato provinciale che ci sarebbe Carlo Zanardelli, che “ha in paese molto partito”, e aveva dalla sua parte “pure vergognosamente il signor vicario parrocchiale”. Perchè “vergognosamente”? Perché Zanardelli “è uomo immorale e inviso ai galantuomini”, perché, pur essendo sposato ha disonorato una ragazza nubile, “con grave scorno e crepacuore dell’onorata famiglia dell’ingannata”, tende a “sacrificare il pubblico bene al privato proprio interesse” e “all’abuso di potere nei pubblici uffici”. Alla fine da Brescia venne risposto di lasciar le cose come stavano e di non sostituire il dimissionario.

LA TROMBA D’ARIA - Nel 1897 una bufera d’aria infuriò su Ospitaletto causando danni rilevanti alle abitazioni, ai campi e agli alberi. La tromba d’aria imperversò per 27 minuti, prima abbattendo gli alberi intorno alla Cascina Gardellone, poi una fila di abeti secolari alti 30 metri, evitò per fortuna il centro del paese per passare su una serie di cascine devastando tutto. Ci fu anche una vittima, il contadino Battista Barucchi, di 44 anni, che era entrato nella stalla per portare via le bestie, ma l’edificio gli crollò addosso. Il Ministero dell’Interno mandò alla vedova un sussidio di 500 lire. Si salvò invece un’anziana donna che per paura di essere portata via dalla furia del vento si era abbracciata a un albero. Il vento abbattè l’albero con lei ancora abbracciata ma la donna ebbe salva la vita.

IL TESTARDO – Durante il fascismo un abitante del Camaione doveva pagare la “tassa sul celibato” perché non sposato. Questo, però, contro la sua volontà: essendo fisicamente menomato non riusciva a trovare una donna che volesse sposarlo. Doveva quindi pagare la tassa alla quale il regime costringeva gli scapoli. L’uomo si rifiutò sempre di pagare la tassa: ogni anno, quando avrebbe dovuto fare il versamento, andava dal podestà a protestare: “Trovatemela voi una moglie”. E ogni anno i carabinieri lo prelevavano da casa e lo portavano in caserma a scontare il numero dei giorni di reclusione equivalenti alla tassa che non aveva pagato.

Allegati

Battaglia di Chiari

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Ultima modifica: Ven, 27/11/2015 - 09:29