Storia di Chiesa e Parroci

Si costruisce una nuova chiesa e si nomina il nuovo parroco: sembra una cosa semplice. Invece no: a Ospitaletto proprio una questione di questo tipo, all’inizio del Settecento, provocò una vero e proprio caso che si trascinò per un decennio intero.

LA CHIESA – La vicenda iniziò però nel secolo precedente, il 25 marzo 1687, quando “la povera comunità di Ospitaletto” scrisse al doge di Venezia per ottenere il permesso di poter costruire una nuova chiesa. Quella che c’era, consacrata nel 1564, era diventata troppo piccola, perché per sentire Messa a Ospitaletto, dove erano attivi ben nove preti, arrivava gente anche dai borghi vicini. Persone che poi dovevano tornarsene indietro perché non trovavano spazio o dovevano restarsene fuori “esposte alle intemperie dell’aria e alle perturbazioni dei passeggeri”. Non solo: nella chiesetta l’aria era irrespirabile per il tanfo che saliva dalle vicine tombe e da una palude che si trovava nei pressi. Comunque l’edificio era vecchio e cadente, tanto che alla fine, si spiegava, si deciderà di usarla come cimitero o “per  il catechismo delle donne”, finchè non cadrà del tutto. Il doge concesse il permesso, a patto che la nuova chiesa venisse pagata dalla comunità. La nuova chiesa venne così costruita tra numerose traversie, e l’inaugurazione avvenne solo nel 1720. Tutto bene per quattro anni, cioè fino a quando morì l’arciprete don Stefano Bianchi e si dovette nominare il suo successore. A questo punto cominciarono i problemi.

IL DISSIDIO - I cittadini più importanti sostenevano che la nomina doveva essere fatta da loro, mentre il Comune sostenne che, visto che le spese per la chiesa erano state sostenute dai cittadini, doveva essere la comunità a decidere la nomina. La Curia di Brescia e le autorità veneziane davano ragione ai possidenti. Ma il Comune insistette, si rivolse a un bravo avvocato e vinse. A questo punto fu la stessa comunità a dividersi, non riuscendo a trovare un accordo sul nome da proporre, tanto che il paese restò senza parroco per dieci anni. Durante i quali da Brescia e da Venezia si tentò più volte di proporre un loro candidato, don Giovanni Zino, mentre la maggior parte degli abitanti di Ospitaletto spingeva per don Pietro Antonio Tonelli, che era stato eletto arciprete ma era stato bocciato da Venezia, che l’aveva addirittura esiliato. I cittadini erano decisi a far valere i propri diritti: in casa nostra comandiamo noi. Per la precisione, come si legge nel documento che uno spione scrisse al Capitano di Brescia con tanto di nomi e cognomi, succedeva che tutti li giovani “nei circoli or sopra la pubblica strada” dicono che “il principe deve comandare in Venezia, e V.Ecc, in Brescia, et loro vogliono comandare in questa Terra et che vogliono fare a suo piacere, che loro sono li padroni et altre pessime espressioni”. In un documento del 1733 le autorità venete si dolsero del fatto che “intorno alla nuova elezione di parocho alla Chiesa dell’Ospedaletto sussiste ancora agitazione e passione negli annimi di que’ sudditi”. Il paese era diviso in due fazioni, pro e contro don Tonelli, il quale per un po’ si tenne in contatto con i cittadini favorevoli a lui, poi, stremato dall’esilio, scrisse una lettera di rinuncia. Si decise allora di votare tra altri otto candidati parroci.

 IL VOTO – L’elezione si svolse alla presenza del Capitano di Brescia e delle forze dell’ordine, “per maggior freno dei tumulti e dei spiriti torbidi”. I nobili del paese, Brescia e Venezia spingevano da anni don Giovanni Zino.  Ma i cittadini fecero vincere don Angelo Guarneri, un giovane di 29 “di poca buona fama”, che era stato presentato giusto per ripicca (era tra l’altro uno dei tre preti con questo cognome presenti in quel momento in paese). Che don Guarneri  non fosse la persone più giusta per l’incarico lo si vide qualche settimana dopo, quando dovette affrontare l’esame in vescovado e fu bocciato. Il Capitano di Brescia, che sperava di vedere la vicenda conclusa una volta per tutte, ottenne di far ripetere l’esame, scrisse al prete di non scoraggiarsi e di prepararsi bene al nuovo esame, e in una lettere ai sostenitori del sacerdote li incitò a convincerlo a studiare, cosa di cui a quanto pare non aveva molta voglia. Tanto è vero che venne bocciato una seconda volta. Si decise quindi di rifare l’elezione, e stavolta vinse una volta per tutte il parroco di Maclodio don Giovanni Maistrino.

 LA STORIA SI RIPETE - Tutto tranquillo, dunque? No. Una storia identica si ripetè anche nel 1774, quando addirittura il parroco scelto dai cittadini venne esiliato dalle autorità in Dalmazia, dove fece come don Tonelli e rinunciò all’incarico. E gli abitanti di Ospitaletto dovettero accettare quello indicato da Venezia, ma ai cittadini i parroci nominati dalle autorità continuarono a non piacere, tanto che nel 1793, negli anni napoleonici, scacciarono don Giuseppe Consolini “col braccio della giustizia”, e lo costrinsero a stare lontano per molti anni.

IL CAMPANILE – Nel corso degli anni la vecchia chiesa crollò, e lo spazio rimasto divenne l’attuale piazza Roma, nel mezzo della quale rimase fino al 1905 il vecchio campanile. Anch’esso, una volta costruito quello nuovo, venne poi demolito, e il materiale venne riciclato per la costruzione dell’asilo e della casa di riposo. Anche sulla localizzazione del nuovo campanile si discusse a lungo, e per l’ennesima volta il paese era spaccato tra diverse opinioni. Alla fine, una mattina del 1900, l’energico arciprete monsignor Girolamo Rizzi, senza dire niente a nessuno, face dare inizio agli scavi per il nuovo campanile nel luogo in cui si trova ancora oggi.

Riferimenti Normativi

Ultima modifica: Ven, 27/11/2015 - 09:02