La Modernità

Con l’arrivo dell’Unità d’Italia e l’avvicinarsi del Novecento Ospitaletto ebbe un brusco sviluppo, che vide in pochi decenni la realizzazione di importanti strutture e la modernizzazione di molti aspetti del paese. In un secolo la popolazione quasi triplicò, passando dai 1.234 abitanti del 1805 ai 1.600 del 1849 ai 1.988 del 1862, ai 3.031 del 1911 fino ai 3.501 del 1926.

LE MALATTIE - La vita quotidiana dei contadini restava molto dura e non molto diversa da quella dei loro nonni e bisnonni nei secoli prima. La gente viveva in abitazioni scure e umide, con il pavimento in terra battuta, carte al posto dei vetri alle finestre. La salute ne risentiva: erano molto diffuse febbri, gastriti, coliti, tifo, bronchiti e polmoniti. E soprattutto la pellagra, che per decenni uccise bambini e anziani, tanto da essere considerata ineluttabile: nel 1910 Ospitaletto venne descritto come infetto da “endemia pellagrosa”. Quando poi non arrivava addirittura un’epidemia: nel 1836 in tutta la zona imperversò il colera che durò sette mesi e fece in tutto 10.000 morti.

QUALCOSA CAMBIA - Ma qualcosa cominciava a cambiare. La campagna di Ospitaletto (nella quale predominava la media proprietà, la conduzione ad affittanza e a mezzadria) risulta nelle statistiche della fine dell’Ottocento ai primi posti nella produzione di fieno di prato, mais e frumento.
Nel libro “Lombardia descritta” del 1852 il paese venne descritto come “zona di biade e di gelsi. Vi sono parecchie filande ed è molto commerciante”. Nel 1926 nel libro “Brescia, cenni storici e geografici” si dice che il paese ha “una grossa filanda, il cotonificio Forster, seghe e molini, la ferriera Franchi, un corpo musicale,una bella chiesa, territorio fertile di biade, vino e gelsi, i prodotti agricoli si calcolano in 25.000 quintali l’anno, e quelli industriali in 3000”.

LA SCUOLA - Si cominciò a dare i primi impulsi alle scuole. Nell’Ottocento c’erano solo la Prima la Seconda elementare, nel 1899 furono istituite la Terza e la Quarta maschili, mentre per la Quinta mista bisognò aspettare il 1923. Una scuola vera e propria non c’era: le aule si trovavano in case private prese in affitto dal Comune. La prima scuola venne ospitata in un vecchio edificio che si trovava dove ora sorge il municipio. Le prime scuole vere e proprie vennero costruite nel 1930. Chi aveva i mezzi per far proseguire gli studi mandava i figli a studiare a Brescia in treno, mentre i figli dei benestanti andavano in collegio. Solo nel 1960 entrarono in vigore le prime classi post-elementari: prima un esperimento di scuola serale, poi quattro classi di avviamento statale con 110 iscritti. Nel 1964 aprì la scuola media con 224 alunni.

LA FERROVIA - Si diceva della ferrovia. Furono gli austriaci i primi a pensare di realizzare la linea Milano-Venezia dell’Imperial Regia Strada Ferrata Ferdinandea Lombardo Veneta. Si discusse a lungo del tracciato, e si litigarono il passaggio Ospitaletto, Rovato e Travagliato, e alla fine la vinse il primo perché si decise che era la localizzazione migliore per favorire gli interessi della Franciacorta e del lago d’Iseo. I lavori cominciarono nel 1851 e il tratto tra Verona e Coccaglio venne inaugurato nel 1854. Solo tre anni dopo partì il primo treno che compiva il tratto completo da Milano a Venezia, ma a Ospitaletto passò di notte.

L’AUTOSTRADA - Ottant’anni dopo arrivò l’autostrada: la Brescia-Milano fu tra le prime d’Europa, venne costruita nel 1929, aveva una corsia per senso di marcia, era pavimentata a cemento e non era recintata. Era così pianeggiante e rettilinea che veniva ritenuta ideale per i tentativi di primati di velocità delle automobili.

LA CASA DI RIPOSO - Altre importanti strutture pubbliche vennero realizzato con qualche titubanza, a causa delle incertezze della amministrazioni comunali dell’epoca, che alla fine si mossero solo su stimolo dei privati. E’ il caso della Casa di riposo (allora “Ricovero vecchi”). La storia di quella che oggi è la Fondazione Serlini Residenza Sanitaria Assistenziale Onlus cominciò nel 1914 ad opera dell’imprenditore di cui porta ancora il nome: fu Federico Serlini a volerla e a finanziarla nel 1914, dando poi il via alla realizzazione nel 1917. Una costruzione che ebbe alterne vicende, tanto è che vero che alla fine venne completata, grazie a una sottoscrizione popolare, solo nel 1937/38. La vecchia sede venne abbandonata solo nel 1970 per trasferirsi poi nell’attuale complesso di via Monte Grappa.

L’ASILO - Lo stesso per l’asilo infantile. Ospitaletto era stato uno dei primi paesi bresciani ad averne uno,  chiuso poi per mancanza di mezzi nel 1878. Ma si continuava a sentirne la necessità, anche se il comune era restio a muoversi per mancanza di mezzi. A dare la spinta furono due persone: il signor Adriano Simoni che morendo nel 1902 lasciò nel testamento duemila lire per la realizzazione della struttura, e l’arciprete Gerolamo Rizzi, che acquistò il terreno (dal sindaco) e lo donò al Comune. Il quale fu costretto a muoversi: la commissione comunale diede il via al progetto nel 1905. Il preventivo era di 150.000, al quale contribuirono molti cittadini, tra cui i soliti fratelli Serlini (che offrirono anche un prestito da restituire in dieci anni senza interessi) e di nuovo l’arciprete. Il campanile che sorgeva in mezzo alla piazza venne demolito e il materiale ricavato venne usato per costruire la nuova struttura. L’inaugurazione avvenne nel 1908.

L’ACQUEDOTTO - Un altro problema molto sentito (e rimandato) era quello dell’acquedotto. Fino ai primi decenni del Novecento la gente usava per lavarsi ma anche per l’alimentazione l’acqua piovana. Veniva raccolta in cisterne sotterranee, depurata con sistemi di decantazione e di filtraggi in pozzetti di sabbia e carbone a legna, e poi attinta con pompe a mano.Nel 1907 si cominciò a discutere della realizzazione di un acquedotto, ma i lavori cominciarono solo nel 1925.

E UN PO’ ALLA VOLTA IL RESTO - Un po’ alla volta arrivarono gli altri servizi. Gli uffici postali c’erano già: erano stati aperti dagli austriaci a Ospitaletto in quanto capoluogo di distretto e mandamento. Il postino doveva lavorare ogni giorno dell’anno e si spostava a piedi. Nel 1930 venne installato il primo telefono pubblico in via Brescia. Nel 1932 fu ampliata e pavimentata piazza Roma. Nel 1925 fu realizzata la pesa pubblica. Nel 1937 il droghiere Guido Abeni aprì il primo (e per molti anni unico) distributore di benzina.

Riferimenti Normativi

Ultima modifica: Ven, 27/11/2015 - 09:10