Guerra e Resistenza

I grandi eventi bellici si limitarono a sfiorare Ospitaletto. Il centro del paese non subì alcun attacco diretto, ma alcune zone del paese furono al centro di alcune devastanti incursioni.

BOMBARDAMENTI - Il 20 agosto 1944 dopo un’incursione su Brescia un aereo isolato passò sopra il paese e sganciò 12 bombe che caddero a poca distanza dal villaggio Ferrari, danneggiando non gravemente il Calzificio. Sembrava uno scampato pericolo, ma la presenza della stazione ferroviaria attirava i bombardamenti. Il 13 ottobre alcuni caccia bombardieri mitragliarono la stazione colpendo due edifici e uccidendo Agnese Migliorati, 28 anni, tre figli e incinta del quarto. Ma il colpo più grosso doveva ancora arrivare. Il 17 novembre alle 10 cinque caccia bombardieri attaccarono e colpirono al deposito della stazione una decina di carri carichi di tritolo. L’esplosione fu devastante: rase al suolo quattro cascine, ne danneggiò altre 50 in modo tale che ne risultarono inabitabili, lo spostamento d’aria danneggiò porte e finestre in tutto il paese. Ci fu anche una vittima: Marietta Cancelli, di 72 anni.

I VOLONTARI - Dopo l’incursione di ottobre il direttore dell’oratorio don Battista Belloli costituì una squadra di volontari del suo "Gruppo caritativo" per portare immediato soccorso alle vittime delle incursioni aeree e all2 abitazioni colpite. La quindicina di giovani dell’oratorio affrontò molti pericoli accorrendo a ogni ora del giorno e della notte dove c’era bisogno: soccorrevano feriti, spostavano macerie, accompagnavano i feriti agli ospedali. In tutto seppellirono 14 vittime. All’esplosione dei carri di tritolo lavorarono tutta la giornata e liberarono molte persone dalle macerie. Dopo un’ora e mezza di lavoro riuscirono ancora a estrarre dalle macerie tre persone ancora vive. I due sacerdoti del paese prestavano assistenza spirituale, mentre il medico Aldo Sussarello li curava. Tra i feriti anche alcuni soldati tedeschi. I soccorritori infatti non guardavano a divise e nazionalità quando si trattava di portare aiuto a chi ne aveva bisogno. Una decisione che nel dopoguerra attirò non poche critiche al sacerdote.

DON BELLOLI - Don Battista Belloli era nato a Rovato e in quel momento aveva solo 25 anni. E’ una figura centrale degli anni di guerra e Resistenza a Ospitaletto. In oratorio e in casa sua allestì una mensa che funzionava ininterrottamente a ogni ora del giorno e della notte, sfamando moltissime persone, e un servizio di raccolta di scarpe abiti e altri oggetti necessari. “Volevo abituare i giovani al coraggio e alla solidarietà - spiegò in seguito il sacerdote – anche a rischio della propria vita”. I suoi motivi di fondo erano di “indirizzare i giovani a testimoniare Cristo nel generoso sevizio ai fratelli, e di allenarli al servizio del prossimo come impegno prioritario del cristiano anche quando ciò comportasse rischi personali”. Nel dopoguerra don Belloli divenne segretario dell’ufficio catechistico di Brescia, nel 1961 venne nominato “perito” del Concilio Ecumenico Vaticano II, e nel 1963 fondò l'Associazione Nazionale San Paolo Italia, associazione ecclesiale e civile senza fini di lucro, di oratori e circoli, presente in 17 regioni, 72 province e che conta oltre 1800 società sportive affiliate con circa 270.000 associati. Morì a Brescia nel 1999.

RESISTENZA IN ORATORIO - L’importanza di don Belloli nelle vicende partigiane è data dal fatto che già dall’8 settembre 1943 aveva creato un centro di resistenza antifascista, riunendo un gruppo di giovani. Il curato organizzò il nucleo di Ospitaletto del Centro di Liberazione Nazionale e il gruppo partigiano delle Fiamme Verdi, che aiutavano partigiani che volevano andare a combattere in montagna e soldati alleati sbandati. In oratorio ogni domenica si incontravano vari comandanti partigiani provenienti anche di Brescia e Milano. Una volta qualcuno andò a raccontare tutto ai fascisti. I cospiratori lo seppero in tempo e scapparono lasciando però sul posto le armi. A notte fonda arrivarono i fascisti che circondarono l’oratorio e lo perquisirono per sei ore senza però trovare le armi, nascoste sotto la scrivania del curato.
Don Belloli più volte affrontò disarmato le colonne di fascisti e tedeschi in fuga per convincerli ad arrendersi in modo da evitare scontri con i patrioti in paese: c’erano diverse postazioni di partigiani appostati tra la stazione e piazzetta San Rocco, nella via che adesso si chiama Martiri della Libertà. Solo una di queste colonne riuscì a passare, facendosi scudo di ostaggi civili. In tutto furono duemila i fucili consegnati ai carabinieri, e non si sa quanti invece vennero tenuti. Don Belloli  usò la sua autorità di prete e di partigiano per evitare le vendette contro i fascisti caduti nelle mani dei partigiani.

IL SALVATAGGIO - Nelle ultime fasi della guerra il clima si era fatto pesante e qualcuno era tentato di saldare a modo suo vecchi conti. Un giorno arrivarono in paese quattro partigiani armati che erano decisi a portarsi via alcune persone compromesse con il regime fascista, ma che forse erano anche state segnalate per qualche vendetta privata. A difesa delle persone che rischiavano di essere uccise in modo sommario si schierarono le Fiamme Verdi, in primo luogo Aldo Sussarello, presidente del CLN del paese. I quattro armati furono costretti ad andarsene a mani vuote. Dopo la guerra Sussarello fu nominato primo sindaco della Ospitaletto liberata.

LA VITTIMA - L’ultimo morto della guerra fu Amilcare Solazzi del caffè centrale. Ancora il 28 aprile, quando ormai la guerra era finita, in paese arrivò una colonna di camion e soldati tedeschi. Solazzi, insieme ad altri, corse dai carabinieri a farsi dare dei fucili per combattere, urlando “Ragazzi, dobbiamo armarci, dobbiamo difendere il nostro paese”. Da un camion tedesco un cecchino lo colpì,uccidendolo. Negli anni successivi il Ministero Assistenza Post Bellica dichiarò ufficialmente “Partigiani” don Battista Belloli (che per il suo comportamento durante la guerra ebbe la cittadinanza onoraria di Ospitaletto nel 1975), Andrea Giobini, Felice Marchetti, Adelino Aletto e Aldo Sussarello. “Partigiano caduto” fu nominato Amilcare Solazzi, mentre furono dichiarati “Patrioti” Angelo Clerici, Battista Cristini, Luigi Tregambi e Mario Giobini.

Allegati

Don Battista Belloli

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Ultima modifica: Ven, 27/11/2015 - 09:12